Leda Colombini

Profilo storico-biografico

Leda Colombini nasce a Fabbrico (Reggio Emilia), il 10 gennaio 1929. Fin dall'infanzia sperimenta le condizioni di vita dei braccianti ed inizia a maturare gli ideali di solidarietà verso i più deboli che ne ispireranno il successivo impegno civile e politico.
Costretta a lasciare la scuola per contribuire con il proprio lavoro al reddito familiare fu giovanissima partigiana e dopo la guerra entrò a far parte del Partito Comunista Italiano e dell'Unione Donne Italiane.
Nel 1948 inizia il percorso di formazione politica dapprima a Milano, presso la Scuola nazionale quadri del Partito Comunista e successivamente, nel 1951, presso l'Istituto Togliatti, poi Istituto di studi comunisti, più noto come "Scuola delle "Frattocchie", dal nome della frazione in provincia di Roma dove si trovava la sede dell'Istituto.
A vent'anni, nel 1949, diviene responsabile della Commissione nazionale femminile della Federbraccianti e nel 1953, passa dal sindacato alla sezione agraria del Pci, di cui continua a far parte fino al 1968. Al V congresso nazionale del Pci, del 1955, viene eletta nel Comitato Centrale del partito e poco dopo entra a far parte anche nella Commissione centrale femminile, intensificando il proprio impegno per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro nelle campagne ed a sostegno delle lotte dei braccianti, in particolare nelle campagne meridionali
Nel 1969 è chiamata a far parte degli organismi dirigenti della Federazione del Pci di Roma e le viene affidata la responsabilità della commissione femminile per la città e la provincia. Alle elezioni regionali del 1970 è eletta Consigliere regionale nella lista del Pci della circoscrizione di Roma ed entra a far parte della Commissione regionale Sanità e servizi sociali. Eletta nuovamente nelle elezioni regionali del 1975, diventa assessore regionale agli Enti locali e ai servizi sociali ed assume ad interim anche la carica di Assessore regionale all'Urbanistica.
In ambito regionale promuove numerose leggi in materia di assistenza sociale fra cui quella sugli asili nido, gli anziani, i portatori di handicap, i consultori. Altre sue rilevanti iniziative riguardano le condizioni di vita dei portatori di handicap: dalla formazione della rete delle unità territoriali di riabilitazione delle Usl di Roma e del Lazio alla normativa per l'abbattimento delle barriere architettoniche; dall'inserimento negli asili-nido, scuole materne e dell'obbligo all'ingresso nel lavoro.
Eletta nuovamente nel 1980, si dimette dal Consiglio regionale del Lazio nel 1983 per presentare la propria candidatura alla Camera dei deputati, di cui farà parte per due legislature, fino al 1992.
Nella IX legislatura è componente della II Commissione permanente (Interni) fino al 1985 e poi della XIV Commissione permanente (Igiene e Sanità pubblica) fino al termine della legislatura. Rieletta nel 1987 (X legislatura), diviene Segretaria della XII Commissione permanente (Affari sociali) e componente della Giunta delle elezioni.
In entrambe le legislature si è occupata di problemi sociali e degli Enti locali. Ha avanzato diverse proposte di legge, tra le quali la legge quadro a favore dei portatori di handicap e la legge quadro sul volontariato; per tutte e due le leggi si è impegnata nel comitato ristretto che ha elaborato il testo unificato poi approvato dal Parlamento. Ha proposto la legge per l'abolizione dei limiti di altezza nei concorsi pubblici (approvata all'unanimità dalle due Camere) e quella per il riordino dell'Ente EUR.
Nel 1992 entra a far parte dell'organo dirigente della Lega delle Autonomie locali - poi Legautonomie - con la responsabilità delle politiche sociali. Dalla stessa data diviene presidente dell'Associazione di volontariato ‘A Roma, insieme', che opera nell'area metropolitana romana a favore delle fasce più deboli della popolazione, in particolare le detenute e i bambini/e che dalla nascita all'età di tre anni vivono in carcere con le loro madri. Per Legautonomie è tra i promotori - insieme a Bruno Benigni e ad un gruppo di presidenti di associazioni del terzo settore che operano nelle carceri - del Forum per il diritto alla salute delle persone private della libertà. Il Forum - di cui Leda Colombini diviene presidente nel 2005 - ha avuto un ruolo determinante nel promuovere il dibattito culturale e la sensibilizzazione politica e sociale in materia di medicina penitenziaria da cui ha tratto origine la legge di riforma del dicembre 2007.
Muore il 6 dicembre 2011, all'uscita dal carcere romano di Regina Coeli dove, con i rappresentanti di diverse associazioni, aveva appena concluso una riunione dedicata ai problemi delle donne carcerate e dei loro bambini/e: un impegno che da tempo la vedeva protagonista, unanimemente riconosciuta, a livello nazionale.