Archivio storico della Camera dei Deputati

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Fondo Ernesto Basile (1855-1960)

Fondo Basile
1855-1960

1920 tavole

Storia istituzionale

Il Palazzo di Montecitorio fu acquisito dallo Stato italiano nel 1871 dall'Ospizio di San Michele, a seguito di un regolare atto di compravendita.
La decisione di trasformarlo in sede del Parlamento, e di affidare il relativo progetto all'arch. Basile, non fu certamente una decisione affrettata, essendo trascorsi tra i due fatti circa 30 anni.
L'edificio non era estraneo a questo tipo di vicende. Già l'inizio della sua costruzione, infatti, era stata segnata da indecisioni ed interruzioni. Commissionato nel 1650 da Innocenzo X a G. L. Bernini, con lo scopo di offrirlo in omaggio ai Ludovisi, la fabbrica era stata ben presto interrotta a causa dei cattivi rapporti che si erano instaurati tra il progettista ed il committente. Si dovette attendere più di 20 anni perché la costruzione fosse ripresa ed ultimata.
Nel 1674 Innocenzo XII, decidendo di destinarlo a sede del Tribunale ecclesiastico, ne affidò il completamento all'architetto C. Fontana il quale scelse di salvaguardare comunque l'esistente facciata berniniana. Di sua invenzione invece l'ampio cortile che ne movimentava l'interno.
L'assetto e la destinazione d'uso dei locali ospitanti il Tribunale ecclesiastico ci è nota per un rilievo commissionato dalle autorità pontificie all'architetto Luigi Poletti nel 1855.
Questo rilievo rappresentò certamente un dato essenziale quando nel 1871 fu realizzata la prima aula parlamentare su progetto dell'ingegnere Paolo Comotto, funzionario del ministero dei LL PP e Direttore dei lavori per l'adattamento del Palazzo di Montecitorio.
Si trattava di una struttura provvisoria, per la quale furono utilizzati materiali leggeri, legname e ferro, da servire per lo svolgimento dei lavori parlamentari in attesa di decisioni più ponderate. Inaugurata nel dicembre del 1871, l'aula si dimostrò ben presto inadeguata, soprattutto a causa dell'insufficienza degli impianti di riscaldamento e ventilazione.
Parte del materiale prodotto dal Comotto in questa occasione lo troviamo conservato nel Fondo Basile. Accanto a questa documentazione troviamo altri studi e progetti elaborati in quegli anni nel tentativo di trovare, per le attività dei deputati, una sistemazione più consona. Tale preoccupazione diede luogo a diversi concorsi.
Il primo fu bandito nel 1878, riguardava esclusivamente la realizzazione dell'aula, e prevedeva ugualmente l'ubicazione della stessa entro il perimetro già esistente di Montecitorio. La scelta della commissione esaminatrice cadde sul progetto presentato dall'ingegnere Comotto, che vide così ribadito il proprio ruolo personale nella vicenda.
Nel 1881 fu bandito un secondo concorso. Questa volta ai progettisti veniva chiesto di produrre una ipotesi di edificio in grado di accogliere sia la Camera dei deputati che il Senato. Si trattava quasi di una esercitazione accademica o poco più perché non veniva indicata una specifica area su cui ubicare la costruzione. I concorrenti operavano, dunque, sganciati da qualsiasi vincolo spaziale. Da qui il carattere accademico delle loro proposte. Per noi, comunque, la data riveste una qualche importanza poiché, per la prima volta, si segnala tra i progettisti il nome di E. Basile. Del suo elaborato, tuttavia non vi è traccia tra i documenti qui appresso inventariati. In ogni caso anche questo concorso non ebbe seguito operativo come era del resto prevedibile. Una corposità maggiore rivela il terzo concorso bandito nel 1888 con scadenza al 1889. Questa volta venne indicata un'area specifica ritagliata nel rione di Magnanapoli. Basile presentò un suo progetto che fu prescelto ex aequo con i progetti di G. Moretti, E. Ristori e dei gruppi L. Brogli - P. Sommaruga e P. Quaglia- V. Benvenuti.
Si arrivò fino all'approvazione del finanziamento ma comunque non se ne fece nulla. A dimostrazione dell'indecisione che segnò tutta questa vicenda, nel 1897 fu promossa l'ennesima prova di concorso, il cui il tema centrale tornava ad essere l'adattamento del Palazzo di Montecitorio. La relativa documentazione la troviamo, almeno in parte, ancora nel fondo Basile dove sono conservati alcuni dei disegni elaborati dall'architetto A. Curri
Nel 1902, a metter fine a questo susseguirsi di prove, concorsi e proposte, giunse l'incarico per il Basile. Il mandato affidatogli direttamente dall'allora ministro dei Lavori Pubblici N. Balenzano, prevedeva la "realizzazione dell'aula all'interno di un intervento di ampliamento dell'edificio esistente".
Approvato il progetto di massima, datato 28 novembre 1903, emerse immediatamente la necessità di approntare degli ambienti che, affiancati all'aula realizzata sulla piazzetta della Missione tra il 1900 ed il 1902, permettessero la continuità dell'attività parlamentare. Di conseguenza, ancor prima di sottoporre il progetto esecutivo all'approvazione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Basile studiò il piano per la sistemazione provvisoria (1904) e diede inizio alla demolizione dell'aula Comotto affinché in quello stesso spazio potessero essere ubicate parte delle costruzioni temporanee.
La demolizione, eseguita tra il 1905 ed il 1906, portò al ritrovamento di un sito sacro, l'Ustrinum Antoninorum. Il rilievo del sito archeologico si trova nel fascicolo "progetto Basile", perché il ritrovamento costrinse a modificare una parte dei disegni del nuovo fabbricato salvando tra l'altro la visita del monumento funebre.
Il progetto esecutivo fu redatto entro il 1908. Dal confronto con gli elaborati precedenti emergono poche varianti per cui, sostanzialmente, l'impianto dell'edificio rimase lo stesso: un corpo di fabbrica di forma regolare, con al centro l'aula parlamentare, innestato sull'edificio di origine berniniana e dalla forma tipicamente movimentata.
Lo spazio dell'antico cortile, modificato nello sviluppo perimetrale diviene, nella nuova sistemazione, il cortile d'onore. Il collegamento tra l'elemento chiuso l'aula, e lo spazio aperto del cortile d'onore avviene attraverso un ampio vano rettangolare identificato come la Galleria dei passi perduti. Questo ambiente, progettato con estrema cura fin nei minimi dettagli, svolge rispetto all'intero fabbricato una funzione polimorfa. E' proprio questo condensare in sé una pluralità di significati che la eleva al rango di momento alto della poetica di Ernesto Basile. Del che il progettista si rivela pienamente consapevole, come dimostra l'elevato numero di tavole realizzare per dare corpo e volto all'ambiente. Per un verso si tratta di un'area di rappresentanza in cui i deputati si soffermano per intessere contatti politici, informali, per godere di una qualche pausa o eventualmente per incontrarsi con giornalisti e cittadini. Per altri versi si tratta di una struttura filtro concepita per segnare una sorta di continuità tra l'aula ed il cortile d'onore nonché tra il preesistente fabbricato berniniano e la mole basilica di nuova realizzazione. L'andamento lineare dei corpi perimetrali, di cui l'unico scatto è dato dalla presenza dei torrioni angolari, conclude e dà a tutto il complesso un'immagine estremamente sobria.
Il progetto, elaborato tra il 1903 ed il 1905 insieme ai disegni per lo sterro ed al piano per gli espropri fornirono i dati per calcolare il finanziamento necessario, preventivato in circa seimilioni e mezzo di lire, ed i tempi di realizzazione fissati in circa tre anni.
Nel 1906, quando la stesura degli esecutivi era ancora in corso, per il Basile l'idea progettuale era talmente chiara e definita anche nei particolari da essere in grado di commissionare per l'Esposizione di Milano del 1906, ben tre modelli: quello dell'aula, della Galleria dei passi perduti e di uno stralcio del prospetto principale. Un'impostazione così precisa e puntuale avrebbe fatto pensare a una rapida e veloce conclusione dei lavori invece le scadenze degli stati di avanzamento dimostrarono esattamente il contrario.
Il progetto subì diverse modifiche, alcune dovute alle usuali revisioni in corso d'opera altre, più consistenti, dovute a problemi finanziari. Tra le più significative vi fu il cambiamento del rivestimento esterno, inizialmente concepito totalmente in travertino di Subiaco e poi, in seguito alla necessità di contenere le spese, ridotto notevolmente attraverso l'uso alternato con il mattone a faccia vista.
La presenza delle opere provvisorie realizzate dal Basile nel 1904, nonché dell'aula provvisoria, ubicata nell'angolo sud-ovest del vecchio fabbricato, incisero fortemente sul programma di costruzione. Organizzati in lotti, i lavori prevedevano nella prima fase la costruzione del corpo perimetrale est; in un secondo momento la realizzazione del corpo principale a nord compresa la costruzione della nuova aula; solo dopo aver smantellato parte delle opere provvisorie, era programmato l'inizio del fabbricato perimetrale ovest con l'esecuzione di quanto necessario per risolvere, anche su quel lato, il raccordo con il fabbricato preesistente.
Appena nell'agosto del 1913 si poté, dunque, procedere al consolidamento delle fondazioni su quest'ultimo lato. Quasi contemporaneamente, però, fu necessario realizzare un "passaggio provvisorio" per collegare la nuova aula con le strutture temporanee ancora in attività. Intanto in altre zone del cantiere continuava ad avere luogo tutt'altro genere di lavori: la fornitura della pietra da taglio per la decorazione dello scalone sul prospetto principale, il rivestimento delle pareti perimetrali dell'aula, la posa in opera dei pavimenti e degli stucchi, la finitura dei blocchi perimetrali, il perfezionamento delle Gallerie sul prospetto principale ecc.. Un procedere dell'esecuzione che di certo non si può definire lineare.
Il 20 novembre 1918, comunque, l'aula fu inaugurata ufficialmente. Da quella data passarono altri dieci anni per giungere ad una conclusione poiché mentre per la stessa aula si procedeva ormai solo a piccoli aggiustamenti e migliorie che non interferivano con l'attività parlamentare, nel resto del fabbricato avevano corso interventi rilevanti di decorazione e finitura: ornamenti esterni in pietra da taglio, nonché fornitura e posa in opera di opere fisse in legno, lambris, rivestimenti, divisori e altri elementi di arredo, consegna e montaggio di opere in ferro, lampadari, elementi di decorazione e così via.
La sistemazione definitiva del cortile d'onore, ricadendo quasi completamente nell'area dell'ex aula Comotto, coincise, in particolare, con la fase terminale del cantiere. Uno degli ultimi disegni è datato proprio al 1928 ed è stato prodotto precisamente per rappresentare il posizionamento della fontana del Bernini nel cortile menzionato.
Successivamente a tale data furono naturalmente realizzati numerosi altri interventi sia di natura strutturale o di adeguamento funzionale degli ambienti, sia per porre in essere nuovi impianti tecnologici o per adeguare i preesistenti ai progressi tecnici nel frattempo intervenuti. A noi qui interessa solo l'aspetto concernente l'impiantistica che è il solo ad avere prodotto una sedimentazione documentaria confluita nel fondo Basile. Si tratta della realizzazione di impianti elettrici, telefonici e di condizionamento prodotti in un arco di tempo che si conclude nel 1960 circa. Altri e diversi furono ovviamente i progettisti. Ma ciò che ci interessa maggiormente sottolineare è che le canalizzazioni a suo tempo progettate e realizzate dal Basile continuarono ad essere utilizzate per alloggiare i nuovi impianti a testimonianza, non secondaria, del valore e dello spessore di questo architetto che giustamente lega il proprio nome alla denominazione del fondo documentario.
Il Fondo Basile


Descrizione del contenuto

Con la denominazione "fondo Basile " viene indicata la documentazione che nel 2000, provenendo dall'Ufficio tecnico di Montecitorio, è stata trasferita presso l'Archivio storico della Camera dei Deputati con lo scopo di ordinarla e renderla disponibile alla ricerca.
La presenza della documentazione presso l'ufficio tecnico era legata alla necessità di avere sempre disponibile il materiale grafico che riguardava il Palazzo, per poterlo consultare, riprodurre ed eventualmente aggiornare qualora si dovesse procedere a lavori di manutenzione, adeguamenti degli impianti e modifiche degli ambienti in dipendenza di utilizzazioni o destinazioni d'uso diverse.
L'utilizzo della cartografia da parte degli addetti al settore, e la necessità di averla sempre disponibile si rispecchiava nella struttura data all'archivio che in realtà vedeva fondersi due metodologie diverse. Da una parte un ordine che teneva conto soprattutto del tipo di rappresentazione grafica adottato nel produrre la documentazione: planimetrie, piante, prospetti, sezioni, particolari ecc.; l'altra una disposizione che prendeva in considerazione soprattutto il soggetto rappresentato: Aula, Galleria dei passi perduti, Buvette, Ristorante, Ufficio postale ecc., oppure faceva riferimento ad opere specifiche: arredi, opere in ferro e così via. Il tutto affastellato abbastanza casualmente.
Il riordinamento e l'inventariazione ora realizzati si sono invece ispirati al metodo storico che è il principio cardine dell'archivistica e che prevede la puntuale restituzione dell'archivio al suo assetto originario. All'interno dell'impianto che ne è scaturito è stato tuttavia possibile salvaguardare il precedente assetto funzionale e pratico delle carte secondo una collocazione anche fisica per cui esse sono adesso reciprocamente vincolate da un nesso che, in quanto originario, è anche necessario ed indissolubile.
L'indagine preliminare ha intanto messo in luce che la denominazione Fondo Basile deriva da una consuetudine consolidatasi nel tempo ma non rispondente agli effettivi contenuti dell'archivio stesso. Infatti non tutti i materiali già conservati presso l'ufficio ufficio tecnico erano stati prodotti dall'architetto e/o dai suoi collaboratori. Un segmento corposo della documentazione è costituito da altri materiali cartografici riferibili al periodo antecedente al 1902, anno in cui l'incarico per la realizzazione dell'aula parlamentare e l'ampliamento del Palazzo fu formalmente e definitivamente affidato al Basile.
Vi si trovano il rilievo del Poletti del 1855, i disegni dell'aula realizzata dal Comotto nel 1871, una parte degli elaborati preparati dall'architetto Curri per il concorso del 1897 e quelli per l'aula provvisoria costruita in via della Missione nel 1900.
Proseguendo nella ricognizione delle carte secondo criterio rigorosamente cronologico, troviamo a seguire, e cioè per gli anni che vanno dal 1902 al 1928, il fondo Basile vero e proprio. Si tratta degli elaborati realizzati dall'architetto e/o dai suoi collaboratori durante i 26 anni in cui furono impegnati ad espletare l'incarico di adeguamento funzionale ed ampliamento di palazzo Montecitorio. Un terzo ed ultimo segmento è costituito dagli elaborati prodotti a partire dal 1928 in poi per l'aggiornamento impiantistico e tecnologico del fabbricato stesso.
L'insieme documentario fin qui descritto, pur rappresentandone la parte più consistente, non esaurisce la dotazione dell'archivio di cui fanno parte anche materiali di origine diversa che non hanno per oggetto Montecitorio. Si riferiscono, invece, ad altri immobili ubicati in varie aree del territorio nazionale da Firenze a Messina. Anche la collocazione temporale dei disegni esibisce differenziazioni significative. Per una parte di questi materiali non è difficile immaginare le ragioni per cui si trovavano qui collocati. Sono stati, infatti, prodotti da ditte od uffici coincidenti con soggetti a vario titolo coinvolti nei lavori per palazzo Montecitorio; sia perché figuravano tra le imprese appaltatrici, sia perché rappresentavano gli uffici statali incaricati di seguire le opere stesse. In via di massima apparati del Ministero dei lavori pubblici.
Durante il riordinamento si è ritenuto di salvaguardare quanto ci ha consegnato la storia delle carte e contemporaneamente di mettere in luce le necessarie differenziazioni. Pertanto abbiamo suddiviso l'intero fondo in 2 serie distinte.
La prima denominata Palazzo di Montecitorio, raccoglie tutti i materiali inerenti allo stabile omonimo; la seconda denominata Diversi, riguarda i materiali di provenienza spuria.
La serie Montecitorio, cui si è fatto già cenno in precedenza, ha dato luogo alla formazione di 3 fascicoli rispettivamente denominati: Precedenti, Progetto Basile e Adeguamenti successivi. Ogni fascicolo in coerenza con i documenti accolti si suddivide a sua volta in vari sottofascicoli ciascuno dei quali nella maggior parte dei casi, è articolato in sottosottofascicoli che è un termine utilizzato ai sensi del programma informatico FEA, e che corrisponde alla parola inserti secondo la più consolidata nomenclatura archivistica. Per la descrizione dei rispettivi contenuti si rinvia alle specifiche schede introduttive preposte a ciascuna unità.
Venendo ora alla serie Diversi si segnala che questa perviene solo alla suddivisione in sottofascicoli per la cui descrizione si rinvia nuovamente alle schede introduttive.
La ricostruzione di tale struttura ha richiesto un lungo lavoro di analisi, confronto e studio delle singole unità minime ovvero dei sottosottofascicoli. L'assenza quasi totale di date, fatto peraltro alquanto comune per gli archivi di architetti di produzione contemporanea, ha imposto di adottare criteri più sottili per risalire all'ordine originario dei documenti quali la valutazione dei dati intrinseci ed estrinseci di ciascun pezzo, dei titoli, delle scritte, dei rimandi tra gruppi omogenei di disegni, delle vecchie segnature ecc., ivi compresi la tipologia dei supporti, lo stile grafico adottato e così via di seguito.
In particolare per il fascicolo Progetto Basile è stata utile la progressiva familiarizzazione con le metodologie grafiche e perfino con l'uso dei supporti utilizzati sia da parte dal progettista che dai suoi collaboratori. In particolare ricordiamo che era prassi corrente di quella equipe redigere un primo disegno originale su carta da lucido. Da questo veniva ricavata una copia su cui venivano per lo più aggiornati e perfezionati dei dati metrici o rappresentativi. Questa seconda copia dava a sua volta luogo a un ulteriore lucido più curato nella composizione oppure ad una mera riproduzione del medesimo disegno a scopi operativi. Nel qual caso sovente il supporto veniva rinforzato incollandolo su tela, e spesso veniva anche trattato ad acquerelli.


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