Consulta nazionale (25.09.1945 - 10.05.1946)

Profilo storico

All'indomani del 25 luglio 1943 si affermò la volontà  di ridare vita alle istituzioni liberali prefasciste. Già il 2 agosto, con il R.D.l. n. 705, si disponeva lo scioglimento della Camera dei fasci e delle corporazioni e si stabiliva che entro quattro mesi dalla fine dello stato di guerra dovessero svolgersi le elezioni per la nuova Camera dei deputati.
I successivi avvenimenti bellici e politici resero evidente la impossibilità  della rinascita delle istituzioni con il semplice ripristino dello status prefascista. Sarebbe stata necessaria la revisione dell'intero assetto istituzionale, a cominciare dalla scelta tra monarchia e repubblica. Il decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, abrogò la disposizione precedente e stabilì che, dopo la liberazione, il popolo avrebbe scelto la futura forma istituzionale dello Stato attraverso una assemblea eletta allo scopo di predisporre la nuova carta costituzionale. Nel luglio del 1944, nel quadro di un ritorno alla legalità  formale, furono nominati i Presidenti della Camera e del Senato nelle persone di Vittorio Emanuele Orlando e Pietro Tomasi Della Torretta.
Successivamente, in assenza ed in preparazione di un'assemblea elettiva che rappresentasse il paese nei confronti del Governo e che assumesse il potere legislativo, ancora temporaneamente delegato all'esecutivo, si pensò fosse opportuno creare un organismo, anche se non elettivo, che avrebbe affiancato il Governo esprimendo pareri su questioni di particolare rilevanza.
Questo organismo venne concepito, come si legge nella relazione della Giunta permanente per il regolamento della Consulta del 22 dicembre 1945, come "tipica creazione di periodi transitori post-bellici, diretta ad ovviare alla carenza degli organi parlamentari, ai quali non si potrà  tornare se non dopo la riorganizzazione dello Stato che seguirà  la consultazione popolare". L'atto costitutivo della Consulta fu il D.l.L. 5 aprile 1945, n. 146. Secondo l'art. 1 suo compito era quello di esprimere "pareri sui problemi generali e sui provvedimenti legislativi che le vengono sottoposti dal Governo". Tale richiesta di pareri, che del resto non erano vincolanti per il Governo, era obbligatoria solo in materia di bilanci e rendiconti dello Stato, di imposte, salvo i casi di urgenza, e di leggi elettorali. Era facoltà  del Governo richiedere il parere alle commissioni o all'assemblea plenaria.
Come organo di collegamento tra il Governo e la Consulta venne creato con il D.l.L. 31 luglio 1945, n. 443, il Ministero per la Consulta nazionale, i cui principali compiti istituzionali erano l'elaborazione "delle norme giuridiche riguardanti la Consulta", la predisposizione di "tutte le misure necessarie per la costituzione ed il funzionamento" della stessa, e il mantenimento dei "rapporti tra il Governo e la Consulta promuovendo la convocazione dell'assemblea plenaria e curando le richieste di pareri alle commissioni competenti". Esaurita la fase costitutiva e avviato il funzionamento della Consulta, viste le ridotte competenze, il Ministero venne trasformato con D.l.L. 22 dicembre 1945, n. 826, in Ufficio per i rapporti con la Consulta, presso la Presidenza del Consiglio.
Nel D.l.L. 31 agosto 1945, n. 539, vennero fissate le "norme regolamentari per la costituzione e il funzionamento della Consulta nazionale". In particolare vennero indicati i casi di incapacità  per la nomina a consultore e furono stabilite le modalità  di nomina e decadenza; fu fissata la composizione dell'Ufficio di Presidenza (2); fu stabilito che la Consulta dovesse avvalersi, per il suo funzionamento, dei locali e dei servizi della Camera dei deputati; fu stabilito infine che potesse dotarsi di un regolamento interno per il suo funzionamento, osservando nel frattempo le disposizioni del regolamento della Camera in vigore anteriormente al 28 ottobre 1922. Il regolamento interno venne predisposto da una Giunta, nominata all'interno della Consulta stessa, che lavorò in stretto contatto con il Ministro della Consulta.
L'Ufficio di Presidenza della Consulta era composto da un Presidente (Carlo Sforza), due Vicepresidenti (Mario Cingolani e Pietro Mancini), quattro Segretari (Sergio Fenoaltea, Guido Molinelli, Renato Zavataro e Mario Allara) e quattro Questori (Riccardo Bauer, Cesare Massini, Antonio De Berti e Antonio Dante Coda).
La Consulta si sciolse il 1° giugno 1946 in concomitanza con l'elezione dell'Assemblea Costituente; l'ultima seduta dell'Assemblea plenaria (la 40^) ebbe luogo il 9 marzo 1946, mentre le commissioni legislative proseguirono i lavori fino al 10 maggio dello stesso anno.
I fondi relativi alla Consulta nazionale e all'Assemblea Costituente presentano alcune particolarità che li distinguono dal complesso documentario conservato presso l'Archivio storico della Camera dei deputati: essi infatti sono costituiti dall'archivio di due istituti diversi dalla Camera dei deputati che sono considerati come il tramite fra le due grandi sezioni in cui l'archivio camerale è diviso: Camera del Regno e Camera della Repubblica.
Il problema principale che si è dovuto affrontare sin dalle prime fasi del lavoro di riordinamento ed inventariazione è stato quello del rapporto fra l'archivio della Camera dei deputati e quelli della Consulta nazionale e dell'Assemblea Costituente e di conseguenza del rapporto tra queste istituzioni.
La Consulta nazionale nacque come istituto non elettivo in grado di affiancare il governo esprimendo pareri su questioni di particolare rilevanza e ciò in attesa della costituzione di una assemblea elettiva che rappresentasse il paese ed assumesse il potere legislativo ancora temporaneamente delegato all'esecutivo. Questo nuovo organismo si avvalse per il suo funzionamento dei locali e del personale della Camera dei deputati. Quest'ultima, sia pure in misura ridotta, svolgeva una propria attività  amministrativa attraverso il Segretariato generale, e una attività  istituzionale dopo la nomina di Vittorio Emanuele Orlando alla sua Presidenza.
Il Segretariato generale curava la documentazione di entrambi gli istituti avendone ben chiara la differenziazione e organizzando la documentazione in serie autonome e distinte. Per questo periodo infatti troviamo una doppia serie di "incarti di segreteria", una recante l'intestazione "Camera dei deputati", l'altra "Consulta nazionale". Parallelamente esistono due registri di protocollo: il primo contiene le registrazioni degli atti della Consulta, il secondo quelle della Camera dei deputati. Questo dualismo cesserà  con l'Assemblea Costituente: si ricostituirà  ad esempio un'unica serie di "incarti di segreteria".

25.09.1945 - 10.05.1946

232 fascicoli

10 faldoni-buste

4 volumi

4 registri

1.5 metri lineari